Sbarchi in aumento, ma la Lamorgese minimizza: “Dovuti alla situazione in Tunisia”


Forse perché è anche il volto meno noto del nuovo esecutivo, essendo anche l’unico tecnico della squadra di Giuseppe Conte, è anche il ministro verso cui si riversano molte delle più importanti curiosità.


Il riferimento è a Luciana Lamorgese, ministro dell’Interno del Conte II e dunque successore di Matteo Salvini al Viminale. Nelle scorse ore il titolare di uno dei dicasteri più delicati interviene al Festival delle città, si tratta di una delle prime occasioni pubbliche in cui la Lamorgese parla i qualità di rappresentante del governo.

Ed ovviamente le domande vertono sull’attualità più stringente, a partire dall’impennata degli sbarchi lungo le nostre coste da quando il Conte II si è insediato. L’impressione che si ha del nuovo ministro, conferma quella trapelata dalle stanze della prefettura di Milano, lì dove opera per due anni. Qui Luciana Lamorgese è nota con il nome di “Lady Monitoraggio”.

E lei non sembra farne un mistero quando parla del suo approccio al lavoro: “Io ho assunto l’incarico concretamente 15 giorni fa – afferma – è ovvio che un ministro guarda i dossier, li studia. Ci sono tante situazioni da affrontare con serietà. Sono una persona meticolosa”.

Tornando al discorso relativo agli sbarchi, nel pomeriggio in cui Salvini incalza il suo successore, sottolineando l’impennata degli arrivi irregolari a settembre nel nostro paese, la Lamorgese sul palco del festival delle Città afferma il suo punto di vista: “Sì c’è stato un aumento degli sbarchi – dichira il titolare del Viminale – Ma è dovuto anche alla situazione politica in Tunisia, perché la maggior parte provengono da là”.

In poche parole, per il nuovo ministro dell’interno tutto è riconducibile all’attuale situazione in Tunisia, che vede il paese nordafricano impegnato con delicate campagne elettorali sia per le presidenziali che per le legislative.

Luciana Lamorgese sembra quindi sposare quel filone di pensiero che vede, nell’impennata degli sbarchi, un diretto fenomeno della distrazione delle forze di sicurezza tunisine impegnate nelle organizzazioni delle elezioni.

Eppure la polizia tunisina non è proprio così inattiva in questi giorni: soltanto nella nottata di venerdì 20 settembre infatti, le forze di sicurezza del paese africano fermano cinque barconi pronti a portare in Italia 75 migranti.

È vero che in questo momento a Tunisi si ha testa soltanto al voto ed a tutto l’apparato burocratico e logistico che circonda l’apertura delle urne, ma è altrettanto vero che è impossibile ricondurre l’impennata di partenze dalle coste del paese nordafricano unicamente alle elezioni. A settembre gli 007 scovano strani movimenti dalla Libia verso la Tunisia delle organizzazioni criminali prima operanti in Tripolitania. A conferma di ciò, anche il fatto che dalla Tunisia non arrivano solo tunisini: gli approdi autonomi a Lampedusa, al contrario, vedono lo sbarco di tanti cittadini sub sahariani.

Si tratta di un ulteriore elemento che conferma un mutamento strutturale, e non solo dovuto alle elezioni in Tunisia, delle organizzazioni gestite dai trafficanti di esseri umani nel nord Africa. Il mese di settembre 2019 sarà il primo, dopo due anni, in cui il trend degli sbarchi in Italia risulterà in aumento su base annuale. Quella del ministro Lamorgese è solo una mezza verità.

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