Dall’industria europea ancora segnali di rallentamento

L’accordo raggiunto tra Usa e Cina per una tregua sui dazi è una buona notizia per l’economia europea, che deve fronteggiare ancora segnali deboli dalla manifattura. Infatti l’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona definitivo di giugno, elaborato da Ihs Markit, si è attestato a 47,6 punti, in calo marginale dai 47,7 punti di maggio. Il dato è inferiore alla rilevazione preliminare e al consenso, entrambi a 47,8 punti.

Sottolinea Chris Williamson, Chief Business Economist di IHS Markit: “A giugno il settore manifatturiero dell’Eurozona rimane saldamente in una forte contrazione”. Williamson ricorda come il secondo trimestre è terminato con risultati deludenti e il pmi medio che è stato il più basso dall’inizio del 2013, “agendo da forza negativa per il pil”. La crisi del settore “non mostra segnali di una fine imminente”, continua Williamson, secondo cui “gli indicatori anticipatori di tendenze sono rimasti a giugno pericolosamente deboli, aggiungendo ulteriori paure circa lo stato di salute dell’economia durante la seconda parte dell’anno”.

In particolare l’indice Pmi manifatturiero dell’Italia si è attestato a 48,4 punti, in discesa dai 49,7 di maggio e marginalmente inferiore al consenso a 48,5 punti. “Continua a giugno la contrazione del settore manifatturiero italiano, con le imprese che hanno registrato l’undicesimo declino mensile della produzione e dei nuovi ordini. Il tasso di peggioramento è stato il maggiore da marzo, mentre le esportazioni si sono contratte al tasso più veloce da agosto 2012. Allo stesso tempo, per la prima volta da agosto 2016 e a causa del più basso costo delle materie prime, diminuiscono i prezzi di acquisto”, si legge nell’analisi di Ihs Markit. In linea con la contrazione della produzione e dei nuovi ordini, le imprese manifatturierie italiane hanno ridotto a giugno il loro livello del personale, spiegano gli economisti di Ihs Markit. Gli esperti sottolineano come il tasso dei tagli sia stato “elevato e il più veloce in cinque mesi in quanto le aziende hanno ridotto la loro capacità in risposta ai più deboli requisiti della domanda”. Tuttavia, “rimane in territorio positivo il livello di ottimismo delle aziende, nonostante sia scivolato leggermente rispetto a maggio”, aggiungo gli economisti, sottolineando come tra i motivi di ottimismo “sono state riportate le previsioni di un maggiore numero di clienti e gli investimenti in nuovi prodotti”.

Amritpal Virdee, Economist di IHS Markit che elabora il report Markit pmi per il settore manifatturiero in Italia, ha dichiarato: “Fine impegnativa del secondo trimestre del 2019 per il settore manifatturiero italiano, con il relativo pmi che ha segnalato il nono mese consecutivo di deterioramento delle condizioni operative. Gli ultimi dati sono stati in linea la leggera contrazione su base annuale della produzione manifatturiera. A giugno la produzione, i livelli occupazionali e l’attività di acquisto sono diminuiti, descrivendo quindi un quadro piuttosto cupo delle condizioni del settore manifatturiero italiano. Con il declinodei nuovi ordini, sia nazionali che esteri, pare improbabile che la ripresa della domanda aiuti l’attuale situazione. La domanda estera ha riportato la contrazione maggiore da agosto 2012. La prima contrazione dei costi di acquisto da agosto 2016 rappresenta comunque un punto positivo. Se ciò dovesse continuare, con l’approccio della seconda metà del 2019, la moderazione dei costi potrebbe creare più spazio a prezzi più competitivi e alimentare quindi una ripresa della domanda”

Un segnale più positivo è arrivato dalla Francia, dove il Pmi manifatturiero definitivo si è attestato a 51,9 punti, in risalita rispetto ai 50,6 di maggio e marginalmente inferiore al preliminare e al consenso (52 punti).

Quello della Germania è risultato pari a 45 punti, in lieve rialzo rispetto ai 44,3 del mese precedente e sotto la lettura preliminare e il consenso (45,4 punti). L’indice Pmi manifatturiero della Germania “ha registrato un lieve miglioramento a giugno, nonostante sia rimasto in territorio di contrazione. A pesare sulla performance dell’industria tedesca sono le tensioni commerciali globali, il rallentamento del settore automobilistico e le persistenti incertezze” economiche e geopolitiche, afferma Phil Smith, capo economista di Ihs Markit. “Detto questo, i nuovi ordini hanno continuato a recuperare terreno per il terzo mese consecutivo e le prospettive future sono tornate, seppur di poco, in territorio positivo”, prosegue l’esperto, evidenziando come questi fattori possono essere interpretati come segnali di incoraggiamento per la ripresa della performance industriale tedesca.