I 14 miliardi di risarcimenti pagati in Usa per VW sono solo l’aperitivo

La certezza del diritto può essere un bene costoso. Basta chiedere alla travagliata Volkswagen , che questa settimana ha accettato di pagare circa 15,3 miliardi di dollari (13,8 miliardi di euro) in base a un accordo con l’Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti e con quasi mezzo milione di acquirenti di auto diesel VW negli Stati Uniti.

Ma non è certo finita qui: secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt (paywall), Volkswagen  resta in territorio incerto, nonostante l’accordo americano e le parole tranquillizzanti dei dirigenti aziendali. Anzi, altri arrivano a sostenere che i 16,2 miliardi di euro che la casa ha accantonato nel 2015 per coprire i rischi finanziari legati allo scandalo non saranno sufficienti. Perché?

Un primo sforamento potrebbe provenire proprio dalle pieghe della transazione appena firmata. Secondo Handelsblatt, vi saranno forti costi aggiuntivi se VW non riuscirà a riparare o riacquistare e rottamare almeno l’85% delle automobili coinvolte nell’imbroglio: ben 85 milioni di dollari per ogni punto percentuale sotto quella soglia.

Inoltre, la transazione coinvolge solo i motori 2.0 litri VW o le auto diesel Audi, il che significa che la casa automobilistica rimane esposta a rischi finanziari per i veicoli con motore da 3,0 litri negli Stati Uniti, con altri miliardi in ballo. L’accordo poi non copre eventuali sanzioni penali collegate alle inchieste del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti o con altri procedimenti penali.
In altre parole, quanto fin qui VW ha messo da parte potrebbe essere completamente consumato per coprire le spese legali connesse con i veicoli venduti negli Stati Uniti, e la casa rimarrebbe totalmente esposta ai rischi associati ai più di 10 milioni di veicoli diesel muniti del software ingannevole e venduti nel resto del mondo.

Secondo quanto riporta Handelsblatt, il maggior punto interrogativo riguarda proprio l’Europa, in cui risiedono più di 8 milioni di proprietari di VW e Audi finora non ricompensati. Volkswagen  difficilmente può permettersi di rimanere in silenzio sulla questione, soprattutto dopo aver compensato così lautamente i clienti americani: in base ai termini della transazione, VW ha accettato di acquistare i veicoli coinvolti al loro valore usato del settembre 2015, prima che lo scandalo diventasse pubblico, con un pagamento suppletivo a titolo di compensazione. Per esempio, l’acquirente di una VW Golf del 2011 riceverà da 18.000 a 20.000 dollari, mentre quello di un Audi A3 del 2015 otterrà fino a 44 mila dollari, con il che i concessionari americani di VW sperano di conservare la fedeltà dei clienti.

Fino ad oggi, invece, Volkswagen  ha detto e fatto poco per compensare finanziariamente i clienti in Germania o nel resto d’Europa. Secondo quanto dichiarato alla Reuters dal commissario Ue all’Industria, Elzbieta Bienkowska, “I consumatori europei sono stati truffati allo stesso modo di quelli statunitensi, quindi è giusto offrire un risarcimento paragonabile senza nascondersi dietro argomenti giuridici”. Per la star degli avvocati specializzati sul tema, l’avvocato Michael Hausfeld, il pagamento simbolico non è sufficiente, e sta preparando un’ampia class-action per coinvolgere migliaia di clienti VW che potrebbe tenere occupati per anni gli affari legali della casa automobilistica. Inoltre clienti e agenzie di altri paesi, come la Turchia e la Corea del Sud, hanno in programma di chiedere a Volkswagen  multe, danni, riparazioni o riacquisti, per altri miliardi di euro.

Infine, ci sono anche azionisti VW che vogliono fare causa alla casa in cui hanno messo i soldi: secondo quanto riporta il quotidiano tedesco, un gruppo di 278 grandi investitori, per esempio, ha chiesto un risarcimento di circa 3,3 miliardi di euro in una causa al tribunale distrettuale di Braunschweig, Bassa Sassonia. Tra questi, il gigante delle assicurazioni Allianz , la società di fondi di investimento Deka e il Calpers, il fondo pensioni degli insegnanti californiani, molto attivo sul tema della protezione degli investitori. A incoraggiare queste richieste sono anche le inchieste della procura tedesca, che di recente ha acceso un faro sull’ex capo di Volkswagen , Martin Winterkorn e un altro dirigente della casa di Wolfsburg.