Istanza mancante, prova a ricaricare le istanze

Mps esercita il diritto di recesso su Juliet per 24,1 miliardi di Npl

Istanza mancante, prova a ricaricare le istanze

Nel maggio dello scorso anno era partita l’operazione di derisking più importante in Europa, pari a 24,1 miliardi di euro. Ieri in tarda serata il consiglio di amministrazione diMps  ha deliberato di esercitare il diritto di recesso previsto dal contratto di servicing decennale stipulato con Juliet Spa, la piattaforma in joint venture con Cerved  per la gestione e il recupero dei crediti deteriorati passati e in divenire.

La decisione del board, guidato dall’amministratore delegato Marco Morelli, comporta l’obbligo per la banca di Siena di pagare un indennizzo globale di 40 milioni di euro. La nota di Mps  spiega che “la decisione si è resa necessaria per disporre della massima flessibilità nel processo di accelerazione della riduzione dell’esposizione nei crediti deteriorati in coerenza con le indicazioni ricevute dal regolatore in sede di Srep 2019”.

Istanza mancante, prova a ricaricare le istanze

Lo scorso anno il corrispettivo per la cessione degli Npl era stato di 52,6 milioni di euro. A gennaio la banca, per prima in Italia, aveva reso noto di aver ricevuto la richiesta da parte della Bce di “implementare, nei prossimi anni (fino alla fine del 2026) un graduale aumento dei livelli di copertura sullo stock di crediti deteriorati in essere alla fine di marzo 2018”, in linea con le indicazioni della Vigilanza sulla gestione dei crediti deteriorati.

Tra i principali punti di debolezza evidenziati, la Bce sottolineava le capacità di conseguire gli obiettivi del piano di ristrutturazione, in particolare “migliorare la redditività, inferiore agli obiettivi di piano, e la posizione patrimoniale, indebolita dall’impossibilità di emettere la seconda tranche di obbligazioni T2 entro la fine del 2018”, oltre agli impatti dello spread. Il testo parlava anche di “significative sfide poste dal piano di ristrutturazione sul lato del funding e sulla capacità di Mps  di attuare con successo la propria strategia di raccolta”.

Quanto alla nota di ieri sera, l’istituto di Siena, in mano oggi allo Stato, chiarisce che la la revisione degli accordi con Juliet ha come scopo anche “la riduzione dell’indice di rischiosità complessivo in un contesto che vede il significativo deterioramento del quadro economico registrato negli ultimi mesi”. Mps  si è già detta disponibile ad avviare un processo negoziale con Juliet ed i suoi azionisti per “mitigare nel comune interesse” le conseguenze dello scioglimento anticipato del contratto di servicing.

Questo avverrà individuando un percorso condiviso che consenta alle parti coinvolte di preservare la relazione commerciale, su basi diverse rispetto a quelle attuali, “coniugando la necessaria flessibilità della banca nella gestione delle sue Npe con le specifiche competenze sviluppate da Juliet”. Nell’ambito dell’accordo è previsto il coinvolgimento di Juliet, a termini e condizioni di mercato, quale advisor nel’individuare uno o più portafogli da cedere per 3 miliardi di euro di valore lordo di libro. A livello contabile, “essendo i costi prospettici del contratto di servicing già riflessi nelle rettifiche di valore del portafoglio Npe, il costo dell’indennizzo è integralmente compensato dagli effetti positivi derivanti dal venir meno di tali oneri”.

La scorsa settimana gli analisti di Kepler Cheuvreaux, in una nota, hanno scritto di attendersi da Mps  un utile nel 2019 in calo del 22% anno su anno e del -93,8% nel 2020.

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