Istanza mancante, prova a ricaricare le istanze

Ok dal Cdm al decreto assestamento

Istanza mancante, prova a ricaricare le istanze

Il Consiglio dei ministri ha varato un decreto con misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Secondo quanto riferiscono le agenzie stampa, in particolare l’Agi, il provvedimento servirà a destinare i risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100 alla riduzione del deficit, come stabilisce la legge di bilancio 2019. Nel disegno di legge di assestamento del bilancio è prevista una riduzione del deficit per il 2019 dal 2,4% indicato nel Def al 2,04%, obiettivo che era stato indicato a dicembre al termine della trattativa sulla manovra con la commissione europea.

A rimpolpare il bottino ci saranno gli extra-dividendi delle controllate, a partire da quello, da quasi 800 milioni di euro, chiesto dall’azionista Mef alla Cassa Depositi e Prestiti, e i 2 miliardi di minori spese che erano stati congelati in ottobre in seguito ai negoziati con la Commissione, che già allora minacciava di aprire una procedura contro Roma. In tutto dovrebbero esserci a disposizione circa 7 miliardi per far quadrari i conti per il 2019. Ma per placare i tecnici di Bruxelles saranno necessari anche impegni per il 2020, e non sarà semplicissimo convincerli che misure come i dividendi straordinari o la chiusura di maxicontenziosi con il fisco siano da considerare strutturali. Così, se davvero la Commissione dovesse decidere per dare più tempo all’Italia, spostando il giudizio all’autunno, Roma potrebbe mettere nero su bianco i suoi giustificativi nella legge di Bilancio.

Istanza mancante, prova a ricaricare le istanze

Una manovra che da ora si prosptetta monstre, perché dovrà cercare di conciliare la strilizzazione di oltre 23 miliardi di maggiori entrate Iva con l’avvio, richiesto a voce alta dalla Lega, della flat tax, per almeno 10-15 miliardi. Complessivamente, considerando anche le spese indifferibili, si arriva facilmente ai 40 miliardi di euro. Ciononostante il premier Giuseppe Conte ieri ha ancora una volta fatto professione di ottimismo, accompagnato, per la prima volta, anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Noi crediamo che la procedura di infrazione non abbia ragione di essere aperta”, ha detto Mattarella aggiungendo che “il disavanzo di bilancio in Italia è passato dal 2,4% al 2,1% tra il 2017 e il 2018. L’avanzo primario è passato dall’1,4% all’1,6% nello stesso periodo. Sono due dati che indicano un trend positivo dei conti pubblici”.

A questo, secondo il capo dello Stato, c’è da aggiungere “una condizione di grande solidità dell’economia italiana. Non a caso l’Italia è la terza economia dell’Unione e la seconda manifattura d’Europa”. Pertanto, “credo che il governo italiano stia presentando alla Commissione Europea tutti gli elementi che dimostreranno che i conti sono in ordine, che le indicazioni sono rassicuranti e che quindi non vi sia motivo per aprire procedure di infrazione”, ha concluso Mattarella.

Il tutto mentre dopo diciotto ore di negoziazioni non sono bastante per trovare la quadra sui nomi che guideranno la nuova Commissione europea. I commissari, infatti, si tratteranno a Bruxelles per le nomine mentre la riunione sui conti italiani prevista per domani, non si terrà ma potrebbe essere rimessa in agenda già per mercoledì. “Non c’é nessuno motivo perché la Commissione Ue, ormai scaduta, decida di avviare la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per debito eccessivo”, ha dichiarato oggi il vicepremier, Matteo Salvini, facendo sue le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sulla procedura di infrazione “da una Commissione europea scaduta e da un’Europa che litiga giorno e notte per dividersi le poltrone a Bruxelles sono assolutamente d’accordo col presidente Mattarella, non ce n’è nessun motivo”, ha precisato.

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