Wall Street in spolvero grazie alla tregua Usa-Cina

Wall Street ha aperto la seduta in netto rialzo, con l’S&P 500 che ha aggiornato il massimo storico a 2.976,25 punti, dopo che Washington e Pechino hanno acconsentito a un cessate il fuoco nella loro battaglia commerciale. “I mercati sono rimasti bloccati nel limbo della guerra tariffaria per due mesi, ma gli investitori hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo”, afferma Stephen Innes di Vanguard Markets.

Così, il Dow Jones sta avanzando dell’1,08%, l’S&P 500 dell’1,21% e il Nasdaq Composite dell’1,72%. L’effetto a cascata di questo ritrovato ottimismo della borsa americana lo si vede anche sulle principali piazze finanziarie europee.

Dopo aver incontrato il presidente cinese, Xi Jinping, al summit del G20 sabato, Donald Trump ha detto che permetterà alle aziende statunitensi di vendere apparecchiature ad alta tecnologia a Huawei Technologies. La Cina, da parte sua, inizierà ad acquistare grandi quantità di prodotti agricoli americani. “Lavoreremo con la Cina a partire da dove ci eravamo fermati per vedere se possiamo siglare un accordo”, ha detto Trump in conferenza stampa, aggiungendo di non avere fretta e definendo i colloqui con la controparte cinese come intricati.

“I mercati hanno di che rallegrarsi per i risultati del G20, in quanto tra Stati Uniti e Cina non c’è stata una “rottura”, nessuna delle due parti si è allontanata e non c’è stato un aumento allarmante delle tariffe”, afferma di Andrew Milligan, head of global strategy di Aberdeen Standard Investments.

“C’è però il rovescio della medaglia, una spada di Damocle che continua a essere sospesa sui mercati. Trump ha indicato di non avere fretta di concludere un accordo, e Huawei rimane appesa a una corda molto corta, in quanto il permesso di operare negli Stati Uniti potrebbe essere ritirato in qualsiasi momento”, prosegue l’esperto. “Mentre le tariffe esistenti rimangono in vigore, le imprese americane sono costantemente sotto pressione per riconsiderare le loro catene di approvvigionamento rispetto alla Cina, anche se si tratta di una tendenza a lungo termine”, sottolinea poi Milligan. Inoltre, “sebbene vi sia una tregua relativamente all’accordo tra gli Stati Uniti e la Cina, vi sono pochi segnali che la rivalità strategica in corso tra i due paesi sarà facilmente negoziata”, conclude l’economista.

Le trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina potrebbero durare per altri tre o quattro anni, mette in guardia Timothy Stratford, ex rappresentante al commercio Usa. In occasione del World Economic Forum di Dalian, l’esperto ha evidenziato come la decisione di mescolare la politica commerciale e la sicurezza nazionale abbia complicato gli sforzi per il raggiungimento di un accordo, in quanto si tratta di questioni separate ma interconnesse, con “logiche e obiettivi differenti”.

La Cina potrebbe aspettare fino a dopo le elezioni presidenziali Usa del 2020 per concludere i colloqui commerciali, ma il presidente americano Trump potrebbe decidere di concludere un’intesa che potrebbe aiutarlo durante la campagna elettorale. “Entrambe le parti si trovano in difficolt” perché la situazione si sta complicando sempre di più.

Sul fronte macroeconomico cinese, l’indice Pmi Caixin manifatturiero di giugno si è ulteriormente indebolito a causa dell’escalation di maggio nelle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Nel complesso “l’economia cinese è di nuovo sotto pressione, con una contrazione significativa della domanda domestica, gli ordini dall’estero sostenuti solo dalla domanda anticipata e un calo significativo della fiducia”, commenta Zhengsheng Zhong, economista di Cebm Group.

Nella seduta odierna, l’attenzione del mercato si focalizzerà inoltre sugli indici Pmi e Ism americani del settore manifatturiero, la cui pubblicazione arriverà nel pomeriggio.

L’indice Ism manifatturiero degli Stati Uniti dovrebbe calare leggermente a giugno, a 52 punti dai 52,1 di maggio, affermano gli esperti di Unicredit . Se questa stima dovesse essere veritiera, la lettura del dato sarebbe la più bassa da ottobre 2016, ovvero prima delle ultime elezioni presidenziali. Il calo dell’indice rispecchierebbe inoltre, secondo gli analisti, un significativo deterioramento del sentiment delle imprese negli ultimi mesi, soprattutto a causa dell’escalation delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino e del progressivo esaurimento dello stimolo fiscale.

Infine, sul fronte valutario, il cambio euro-dollaro sta trattando all’1,1344, mentre sull’obbligazionario, il rendimento del Treasury a due anni si è attestato all’1,753%, mentre quello a dieci anni scambia al 2,012%.